Il rugby a 15 (ingl. Rugby Union, fr. Rugby à XV ) è uno sport di squadra; costituisce uno dei due grandi codici regolamentari in cui è diviso il rugby, l’altro essendo il rugby a 13.

Benché la denominazione in italiano e francese si riferisca al numero dei giocatori di cui si compone la squadra (quindici, appunto, come il nome suggerisce), il termine originario Rugby union si riferisce al tipo di codice regolamentare: infatti nel regolamento del Rugby union ricade anche la disciplina del rugby a 7; il rugby a 13 (o Rugby League ) è invece, ormai, una disciplina completamente diversa dal rugby a 15 e ha un’organizzazione e un regolamento a sé stante, senza nulla a che vedere con la disciplina in oggetto.

Originario del Regno Unito, la sua storia è quella del rugby propriamente detto fino alla scissione del rugby a 13 della fine del XIX secolo; è praticato nelle Isole Britanniche (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda), in Francia, in Oceania (Australia, Nuova Zelanda, Tonga, Figi, Samoa), in Sudafrica e ha un buon seguito in Italia, dove è praticato fino dai primi anni del XX secolo, in Argentina, dove fu importato dalle famiglie originarie del Regno Unito e, in misura minore ma in qualche modo significativa, in altri Paesi come Spagna, Romania e alcuni Paesi già repubbliche sovietiche (Russia, Ucraina e Georgia su tutte) nonché Namibia, Canada, Stati Uniti e Uruguay.

Breve storia.
Sebbene sia spesso ritenuto erroneamente uno sport brutale, il rugby deve le sue origini a uno dei più aristocratici college britannici (quello di Rugby appunto, che gli ha dato il nome).

Secondo la leggenda, il giovane studente William Webb Ellis, durante una partita di un gioco della scuola (non era il calcio, ma un gioco che si poteva fare sia con le mani sia con i piedi – forse il termine inglese era football) disputata nel 1823, afferrò il pallone con le mani e, anziché calciarlo come previsto, partì con la palla in mano verso l’opposta linea di fondo. Gli sport allora non erano ancora dotati di regole codificate e molte varianti prevedevano che la palla potesse essere portata in mano (la principale differenza riguardava l’utilizzo delle mani – Handling game, contrapposto al Dribbling game), quindi di per sé la corsa di Webb Ellis non fu una vera e propria novità, ma fu un gesto che provocò un’accesa discussione per alcuni anni, fino al 1829, anno in cui arrivò un nuovo preside in questa scuola, Thomas Arnold, il quale decise di adottare questo modo di giocare: sorgeva in quel periodo il gioco di Rugby, cioè lo sport praticato in quella scuola e in quel paese. Questo modo di giocare si diffuse poi nel resto d’Inghilterra e, nel 1871, sorse la prima federazione: quella inglese appunto.

La storia di Webb Ellis si diffuse nel 1876, quattro anni dopo la sua morte, facendolo diventare immortale. Ancora oggi il trofeo della coppa del mondo di rugby è intestato a Webb Ellis e una targa alla Rugby School commemora il suo famoso gesto atletico che diversi esperti contestano ritenendolo oggetto di un’invenzione per dare notorietà a una determinata scuola e a un determinato paese. Comunque sia, tutti i testi di storia del rugby citano il celebre studente pur specificando i dubbi riguardo certe interpretazioni di quanto realmente avvenne.

In realtà si dimostrò sulla base di varie testimonianze, in particolare quella di Thomas Hughes, giudice e scrittore, oltre che ex-allievo della scuola di Rugby, che ancora nel 1834 anche a Rugby non era ammesso giocare con le mani o quantomeno un giocatore che prendesse e corresse con la palla nelle mani era passibile di qualunque tipo di fallo, e che solo dal 1841-42 (“assemblea del Bigside”) vennero introdotte regole che tutelevano il giocatore che portasse la palla con le mani a condizione che avesse raccolto la palla al volo e non la passasse a nessuno correndo verso la meta. E questa è la versione ufficiale degli ex-allievi della scuola di rugby. Va tenuto conto che non esistevano prima del 1871 delle regole ufficiali, tanto che ancora in occasione del primo test match tra Inghilterra e Scozia nello stesso anno, risultano discussioni accanite sulla validità della meta realizzata “collettivamente” dagli scozzesi con la spinta della mischia, pratica non ammessa in Inghilterra.

Nell’ottobre del 1863, la Football Association fu costituita con l’intento di unificare le varie forme di gioco con la palla che venivano praticate all’epoca. Durante una serie di sei incontri, tenuti alla Freemason’s Tavern di Londra, rappresentanti delle scuole pubbliche e delle università, insieme a un numero di associazioni indipendenti e importanti, si riunirono per stabilire un singolo regolamento del calcio (sport). La prima stesura prevedeva caratteristiche che sono ora parte del rugby come il correre in avanti con la palla ed essere caricati, trattenuti, sgambettati, ecc. Queste regole vennero gradualmente scartate e venne adottata una variante delle Regole di Cambridge, che tra l’altro prevedevano 11 giocatori. Si crearono così due fazioni, quella dell’”Dribbling Game” ossia del calcio e quella dell’”Handling Game” ossia di quello che oggi è il rugby. Nella riunione finale i rappresentanti del Blackheath e di Rugby ritirarono la loro squadra dall’associazione a causa della rimozione della regola che permetteva hacking ossia calciare un avversario negli stinchi e il divieto di prendere la palla con le mani. Il Blackheath e un numero di altre squadre continuarono a giocare la loro versione di football che poi fu codificata come rugby football.

Il 26 gennaio 1871, durante la riunione dei rappresentanti di squadre importanti nel ristorante Pall Mall di Londra, si formò la Rugby Football Union, che portò all’unificazione del regolamento per tutte le squadre inglesi che giocavano una variante delle regole della Rugby School. Nel frattempo l’Hacking viene definitavemente messo fuori legge, ma rimane il gioco con le mani e il placcaggio (ma non alle gambe). Sarà proprio la questione dell’Hacking a favorire la stesura delle regole finali.

Nel 1877 il numero di giocatori per squadra venne definitivamente ridotto da 20 a 15.

Il 1º gennaio 1886 i delegati delle federazioni storiche del rugby, ovvero Scozia, Galles e Irlanda fondarono la International Rugby Board ossia IRB, l’organismo internazionale che disciplina e regolamenta il rugby a 15. L’Inghilterra inizialmente non prese parte all’iniziativa, ma si unì successivamente nel 1890.

Gli anni 1890 videro uno scontro di culture all’interno del gioco, tra i club del nord composti da lavoratori e quelli del sud composti da gentleman, sulla natura del professionismo. Il 29 agosto 1895 ventuno associazioni si separarono dalla RFU e s’incontrarono al George Hotel di Huddersfield, formando la Northern Rugby Football Union con il suo insieme di regole, che sarebbe in seguito diventata la Rugby Football League (RFL) ossia la lega del rugby a 13.

Il rugby a 15 fece parte del programma olimpico. Le nazionali vincitrici del titolo olimpico sono quelle di Francia nel 1900 (v. Rugby alle olimpiadi estive 1900), di Australia nel 1908, di Stati Uniti nel 1920 e 1924.

La Federazione Italiana Rugby (FIR) si costituì il 28 settembre 1928 e nel 1929 organizzò il primo campionato italiano ufficiale di rugby.